MERCATI AZIONARI IN UN CONTESTO DI TASSI NEGATIVI

Se anche solo 10 anni fa , diciamo pure post crisi “mutui subprime” qualcuno avesse affermato che i tassi d’interesse nei paesi sviluppati sarebbero divenuti negativi sarebbe sicuramente stato preso per matto.
In effetti arrivare ad ipotizzare che prestare denaro a controparti quali le “Investment Grade” seppur prive di rischio insolvenza non solo non avrebbe prodotto interessi ma anche perdite in conto capitale, sarebbe stato solo per folli. Oppure geni.
L’era dei tassi Negativi è in realtà… realtà e i titoli governativi area Euro stanno “regalando” assai misere soddisfazioni agli investitori “prudenti” e quindi poco propensi alla volatilità dei mercati.
Se diamo uno sguardo al mercato dei Bond troviamo rendimenti che per scadenze quali:
– i 2 anni vanno dal – 0,65% della Germania (tripla A) al 1,10 ( B+) della Grecia. Italia (BBB) -0,005%;
– i 5 anni dal -0,60% della Germania allo 0,48 della Grecia. Italia 0,38%;
– i 10 anni dal -0,33% della Germania al 1,24% della Grecia. Italia 1,10%( con in carica il nuovo governo M5S /PD lo spread è tornato sui 140 b.p).
“E come si fa ad investire in obbligazioni con questi NON rendimenti?” chiedeva giusto un nostro affezionato lettore ad inizio settimana.
E’ davvero cambiato il mondo in questi ultimi anni, finita l’epoca di far soldi facili e senza rischi, prerogativa delle generazioni passate con un po’ di risparmio da parte.
E se i tassi negativi di oggi fossero invece assai o comunque più alti di quelli dei prossimi anni?.
Beh, a vedere le previsioni a 3- 4 anni sul Euribor 3-6 mesi sembrerebbe davvero così. Tant’è che parlando invece di mutui, quindi ragionando sul costo del debito, il dogma in voga negli ultimi 2-3 anni “finanziatevi a tasso fisso”, i tassi non sono mai stati così bassi, viene messo adesso in forte discussione.
Torniamo tuttavia al tema a noi più caro quale quello di “ottenere rendimento tutelando contemporaneamente il risparmio”. Del resto MIFID II è stata pensata proprio per questo on no?
Ed allora eccoci alle prese con questione complicata, non tanto per noi quanto per quei risparmiatori, ancora la maggioranza, che vogliono rendimenti interessanti in assenza di volatilità. Signori, il tempo che fu fu e non esiste più.
Cari signori e signore, finito il tempo di chiedere al vostro consulente o alla vostra banca “quanto mi rende?” oppure “quanto mi dai se…….?”, frasi classiche del passato. I “rendimenti certi” son finiti, restano solo quelli “attesi” e, in più, a fronte della relativa volatilità attesa. Certo, questi son concetti lontani dalla cultura media dei risparmiatori italiani ma il mondo è oggi è questo e tocca a voi accrescere le conoscenze, chiedete e vi sarà risposto.
Torniamo a noi, lo scenario è pressoché questo: rendimento atteso obbligazioni governative area Euro, 0 o negative, 1,5% a 10 anni negli Usa, un 4-5 % nei paesi emergenti ma anche qui con rischio cambio valuta ( potete coprire il cambio ma il costo è sui 3 punti percentuali). Rendimento atteso Azioni indice MSCI World ad 1/5/10 anni = ? (ovvero su base statistica individuabile, ma non certo).
Che fare allora? Noi la vediamo così: restare esposti sui mercati azionari, USA in primis, almeno fino a primavera. Scriviamo quanto sopra perché proprio in chiusura del mese di ottobre, a dispetto delle varie voci circa una possibile recessione a breve ( i dati su manifattura/prezzi materie prime/inflazione attesa/fiducia imprese, tutti in negativo rispetto alle attese ), abbiamo assistito alla rottura al rialzo di forti resistenze sui vari indici di borsa, in specifico del S&P500 (posta a 3030) e Nasdaq ( a 8320), seguiti contestualmente dal EUROSTOXX50 ( a 3570) e persino dal FTSMIB che proprio giovedì 31 a chiuso a 22934 rompendo finalmente i 22750 punti contro cui si scontrava ormai da tempo.
Se al termine della prima settimana di novembre i valori di tali indici saranno ancora superiori ai livelli indicati (che da resistenze diventano adesso supporti), il mercato azionario continuerà a regalare soddisfazioni.
Del resto noi continuiamo a pensare che la recessione arrivi dopo l’espansione, ovvero quando si è già assistito ad un forte rialzo dei prezzi delle materie prime, del tasso d’inflazione, di dati relativi ad alta occupazione, ad alto debito privato. Di queste cose al momento non vi è traccia.
Certo, possiamo dire che il sistema finanziario è ormai viziato dall’intervento delle banche centrali causa la loro costante introduzione di liquidità nel sistema e che proprio da questa anomalia potrebbe arrivare prima o poi una una forte crisi ma al momento noi siamo più propensi a pensare che anche una semplice ritrovata distensione nei rapporti USA -CINA sia più favorevole al proseguimento dell’attuale trend al rialzo dei mercati.
Noi continuiamo ad essere esposti al 60 % sui mercati con peso prevalente per gli USA in generale e nel settore small cap e tecnologia in particolare.
Incrementiamo anche la posizione sull’area Euro privilegiando comparti di risparmio gestito ESG in quanto crediamo che aziende che operano nel rispetto dei requisiti previsti per poter accedere a tale categoria d’appartenenza vedranno crescere il loro valore di mercato assai più di altre non facenti parte di detta categoria.
Rafforziamo per un 5% anche il peso sulle azioni Cinesi.
Con questo asset pensiamo di arrivare alla fine dell’anno in corso, ovviamente pronti a rivedere le posizioni nel caso in cui il mercato girasse venissero rotti i supporti.

Per ogni info/chiarimento restiamo come sempre a disposizione.

Rag. Fabrizio Baglini
www.baglinifinanza.it
info@baglinifinanza.it

MERCATI USA DI NUOVO AL TOP – STRATEGIE SRI (ESG) PER RIMANERE INVESTITI IN MANIERA VINCENTE

Capita ogni volta, prima di scrivere un nuovo articolo, di leggere l’ultimo pubblicato.
Leggendolo ci rendiamo conto se aver scritto ciò che è stato scritto è stata una sciocchezza oppure c’avevamo visto lungo.
E quando scrivevamo che era strano che si fosse manifestata una recessione senza prima aver vissuto una fase, più o meno prolungata d’espansione, avevamo scritto e visto bene così come eravamo stati dando indicazione d’entrare in acquisto almeno per un 40% del capitale investibile, sui mercati azionari, Usa in primis.
Ed oggi che, solo dopo 6 mesi, guardiamo i valori degli indici e li troviamo di nuovo al top ( Nasdaq di nuovo a 8100 punti e SP500 a 2950 – vds grafici su siti quali www.yahoofinance.com e/o www.bloomberg.com -), ci diciamo BRAVI!
Adesso però viene il difficile ovvero viene il momento in cui scegliere se provare ad anticipare i tempi aumentando l’esposizione sugli asset di capitale fiduciosi nella rottura delle resistenze e mercati pronti quindi a lanciarsi verso nuovi massimi oppure attendere il superamento di detti massimi assoluti.
Noi scegliamo di aumentare l’esposizione acquistando un’altro 20 % ma lo facciamo usando una via nuova, ovvero una via che sta sempre più ricevendo consensi e capitali nel modo finanziario: acquisto di quote d’aziende Socialmente Responsabili-
Chi tra voi ancora non conoscesse questa nuova “possibilità” sappia in primis che anche se le aziende in ogni caso hanno obiettivo di fare utili, questi possono essere realizzati e/o vendendo prodotti e/o servizi che vanno a favore o contro alcuni temi “etico-morali” nel rispetto dell’ambiente, del lavoro ( in particolare quello minorile), modo di vita delle persone etc etc.
In sostanza noi, affidando i ns risparmi ai vari “gestori” delle SGR/Sicav affidiamo a loro il compito di scegliere per noi a chi prestare denaro (quindi finanziare ) o con chi diventare soci in affari ( acquistare quote di capitale sociale).
Se finora l’obiettivo “in buona fede” del gestore era attuare politiche d’investimento finalizzate al conseguimento esclusivo di un profitto ( pur tenendo sotto controllo il rischio – o cercando di farlo-), da alcuni mesi, alcune aziende del settore, ci stanno offrendo la possibilità di poter scegliere o meno se far affluire detti risparmi, verso aziende quotate sui principali listini internazionali che a differenza di altre rispettino i valori necessari ad essere collocate tra quelle Socialmente Responsabili ( ESG acronimo in inglese).
Del resto, guardando proprio all’ambiente diverso è finanziare un’azienda estrattrice petrolio da una produttrice d’energia da fonti rinnovabili o tra azienda produce armamenti da azienda riciclo rifiuti urbani.
Sempre di azienda si tratta e sempre d’aspettative di utile si parla, ma il sottostante, per la ns vita e l’ambiente che ci circonda è ben diverso! Anche le prospettive future di vita dei nostri figli o di chi verrà dopo di noi.
Dal punto di vista finanziario questa categoria di prodotti, messa a confronto con l’andamento del MSCIWORD mostra su base annua una migliore performance in termini sia di rendimento che di volatilità.
Possiamo quindi provare ad aumentare l’esposizione azionaria per cogliere l’opportunità di uno strappo all’insù dei mercati consapevoli di farlo utilizzando strumenti che sanno ben tenere una bassa volatilità anche in caso di storno dei mercati.
La ricerca fatta dai nostri collaboratori in merito a questi tipi di strumenti ci porta in primis a segnalare 3 case d’investimento Europee: RAIFFEISEN CAPITAL, BNP PARIBAS, SCHODERS che all’interno della loro ampia offerta hanno prodotti /comparti specifici tramite sui i denari vengono investiti in aziende che rispettano tutti i valori necessari per appartenere alla classificazione SRI.
Per dettagli in merito potete certamente contattarci come sempre al nostro indirizzo mail “info@baglinifinanza.it” o chiamarci al 335 6062559.
Da segnalare che anche MORNINGSTAR , la famosa azienda che assegna voti (stelle – da 1 la peggiore, a 5 la migliore) ai player di mercato va ormai formulando giudizi di merito sulla base dei “Globi blu” attivi per tutti i singoli comparti di Fondi/Sicav offerti dal mercato e che la questione “sostenibilità finanziaria” è stata oggetto di convegni al recente Salone di Risparmio di Milano del marzo scorso.

Per quanto riguarda il mercato obbligazionario le recenti dichiarazioni della BCE non lasciano praticamente opportunità di sorta agli investitori più prudenti: il decennale tedesco è negativo ed il restringimento dello spread di questi ultimi gg tra BTP e Bund lascia sempre meno spazio a chi non ama la volatilità dei mercati.
Ma è lì che probabilmente, pian piano, andrà a finire buona parte della liquidità posseduta attualmente dai risparmiatori, una massa enorme di denaro che potrebbe davvero far violare li mercati nei prossimi mesi malgrado il decennale USA renda meno del 2 anni cosa che di per se dovrebbe significare che una recessione è imminente.
Noi, ad oggi non lo crediamo.

Rag. BAGLINI FABRIZIO
Responsabile www.baglinifinanza.it.
info@baglinifinanza.it

Fine anno, anno nuovo: l’orso è uscito dalla tana, l’augurio è che senta freddo e torni dentro!

Il 2018 è terminato da ormai 4 giorni e come ogni fine anno è tempo di bilanci.
Esaminando l’andamento dei mercati azionari possiamo certamente affermare che i risultati consuntivi sono davvero d’eccellenza, ma con segno negativo. Ampiamente negativo, su tutti i fronti!
A dire il vero i segnali di cambio di rotta, dopo anni di crescita pressoché continua, pur se disomogenea, erano arrivati sin dall’inizio dell’estate, diverse le variabili in gioco che lasciavano ipotizzare una correzione dei mercati: dazi commerciali, esiti elettorali “populisti” in Europa, fine o forte riduzione del Quantitative Easing da parte della Fed e BCE. Pochi però avrebbero scommesso su cali del 15% in media di tutti i principali indici azionari internazionali.
Non riportiamo qui il dettaglio perché mass media in genere oltre che di settore ne hanno dato ampio risalto, facendo una sola sintesi, da inizio a fine anno, il WSIWorld ha perso il circa il 12%, le materie prime circa un 20 e l’oro il 2.
Come sempre è necessario ed importante capire o cercare di capire quale potrebbe essere lo scenario futuro per operare con strategie adeguate.
Sotto il profilo macro tutte lo società d’analisi affermano che il trend economico globale è in rallentamento: la crescita Usa, fonte della fiducia che ha contribuito alla crescita dei mercati di capitale nel quinquennio precedente è stata frenata dalla Fed con il piano di rialzo dei tassi d’interesse giunti da ZERO a 2,25_2,50% in 2 anni, e dalla politica protezionistica di Trump che si oppone peraltro alla politica monetarie del presidente della Fed, Powell, da lui stesso voluto in quel ruolo.
Tuttavia sarebbe la prima volta che assistiamo ad un rallentamento del ciclo economico senza aver assistito in precedenza alla crescita dei prezzi delle materie prime o al rialzo dell’inflazione e ciò rende più difficile capire se il movimento al ribasso in corso è un salutare incidente di percorso ( smaltiti certi eccessi – vds Nasdaq) oppure la prima gamba di un movimento molto più ampio, analogo ai ribassi 2001/3 2008/9 2011/12.

Stiamo scrivendo questo articolo con l’indice Nasdaq in rialzo del 3,50 dopo analogo calo registrato nella giornata di ieri alimentato dalle ridotte stime sul fatturato 2019 di Apple che ha perso ieri un bel 10% in un sol colpo. Verrebbe quindi da esclamare” qui son tutti fuori di testa”!
Ma chi naviga sui mercati da anni sa bene che quando gli indici arrivano ad un punto di svolta, rottura al ribasso di importanti supporti o rimbalzo dagli stessi, gli attori di mercato ( le forze in campo ), ingenti e con visioni opposte ( i grandi investitori comprano mentre i piccoli – timorosi – liquidano posizioni), si scontrano e la volatilità va inesorabilmente crescendo.
Graficamente parlando la tenuta (o rimbalzo da) 6100 punti del Nasdaq e da 2470 del S&P500, così come da 2950 del Eurostock50 sono “indispensabili” al fine della prosecuzione del trend rialzista iniziato nel 2013, alimentato certo dall’ingente massa di denaro iniettata dalle banche centrali ma che NON ha portato a quell’effettivo riscaldamento delle economia reale tale da far ipotizzare un imminente crollo dei valori.
Ci potremmo trovare quindi nel timing giusto per tornare in acquisto sia sugli USA che sul mercato Europa, inclusa l’Italia ( anche sulle banche italiane malgrado il caso Carige di cui tanta notorietà in questi giorni ) e noi lo facciamo, anzi l’abbiamo già fatto tra il 20 ed il 31 cominciando a riposizionarci.

In che modo? Tramite ciò che di meglio ci offre il mercato degli OICR, ETF, azioni singole e qualche covered warrant long.

Per quale percentuale del ptf? Per circa il 40% diversificato tra finanza/assicurativi/ tecnologici / farmaceutici / materie prime.

Ed il resto? OICR obbligazionarie short term Usa, Governativi Euro (Italia/Spagna/Portogallo e 2 OICR long short gestite divinamente da una società francese di “nicchia”

E se il mercato scendo rompendo i supporti? Liquidiamo subito in perdita e aspettiamo?

Avremo fatto bene a posizionarci in un contesto così nebuloso e con Presidente Usa capace di dichiarazioni sbalorditive? Che dire…..di solito quando il TG RAI1 inizia riportando al pubblico un importante evento finanziario “negativo”, la tempesta è quasi passata. Lo scopriremo presto.

Auguriamo a tutti i ns lettori un strepitoso 2019 e che il TORO sia con voi!

Ricordate: rispondiamo sempre alle vs mail indirizzate a info@baglinifinanza.it….scrivete!!

Rag.
Fabrizio Baglini
www.baglinifinanza.it

ILGOVERNO DEL POPOLO, IL PROBLEMA DEBITO, L’IRA DELL’UE, IL CROLLO DEI TITOLI E BORSA

Le elezioni politiche del 4 marzo scorso hanno mostrato il desiderio del popolo italiano di volersi liberare da politici che per circa un ventennio ( anche trentennio) hanno avuto direttamente o indirettamente ( talvolta anche di nuovo direttamente) un ruolo di primo piano nella vita politica del paese.
Tutti a casa tutti contenti, da oggi si cambia!
In effetti un cambiamento ci voleva, un vero cambio generazionale nella guida della nazione per un presente nuovo e prospettive future più rosee per tutti.
L’insolita accoppiata Lega -M5S, capitanata dai 2 giovani leader, suscita sin da subito simpatie e anima la speranza.
L’aggiornamento al DEF anticipato a settembre è frutto della volontà di provare a porre rimedio allo squilibrio della ricchezza tra i cittadini. Aiutiamo i bisognosi e diamo 2 schiaffi ai ricchi!
Il problema è che per aiutare i bisognosi ci vogliono soldi e lo Stato ( inteso come Ente giuridico sovrano ed indipendente) non li ha. Li hanno in abbondanza una buona percentuale di cittadini, ma fare davvero una politica alla Robin Wood, imporre una patrimoniale che colpisca la classe abbiente per utilizzare il ricavato a favore dei bisognosi, non si può. Ovvero, non si vuole.
Del resto le vicende di queste ore lo dimostrano, il testo ufficiale della ” finanziaria” vede inserito all’art. 9 del documento stesso n. 2 righi dai quali emerge con trasparenza anche se il leader dei 5 stelle, dice che gli accordi presi non erano tali.
La volontà di non colpire la classe abbiente ( bensì favorire) dal punto di vista impositivo, a fronte emersione di redditi/patrimoni mobiliari e immobiliari detenuti all’estero, dichiara in TV Di Maio non può essere accettata dagli elettori 5 Stelle.
Il capo del Governo nomina quindi un nuovo consiglio dei Ministri per sabato 20 ma il leader della Lega Salvini dice che ha altro da fare e che in ogni caso il Governo durerà sicuramente 5 anni(?).
In attesa che gli eventi si compiano andiamo a vedere cosa è successo sul “campo”, inteso come mercato finanziario, e perché.
E’ successo che l’indice della borsa italiana ( FTSEMIB) è passato dai 24.500 punti di valore dei primi di maggio agli attuali 19000, con quindi un calo di circa il 23% e il valore dei titoli governativi (BTP) è sceso in media del 7 %, non male per un’attività finanziaria ritenuta “senza rischi” dalla maggior parte dei cittadini sottoscrittori/detentori i titoli stessi.
Non sono pochi i nostri lettori/clienti che ci chiedono: ” com’è possibile che un governo così tanto amato dal popolo, che opera (ndr: sulla carta) a favore dalla maggior parte dei cittadini, sia così osteggiato dai vertici UE e dai mercati?”.
Una risposta impulsiva per chi vive dalle nostre parti sarebbe la seguente: ” perché vuol fare il finocchio con il culo di altri”!. Il che è vero in sostanza se non nella forma.
Vediamo di capire.
La linea di pensiero generale è che un “debito che cresce impoverisce il popolo”. L’ha affermato e son sue parole il rappresentante UE Moscovici in data 18 ottobre, arrivato in Italia per portare la lettera con cui l’UE boccia la manovra. E ha anche aggiunto: “Ogni euro di debito in più è un euro in meno per le infrastrutture, istruzione, giustizia sociale, per la sicurezza. Il debito è la più improduttiva delle spese”.
Poiché la manovra presentata vede un aumento di spesa e quindi di deficit, la domanda che sorge spontanea è: chi pagherà ( finanzierà) la stessa manovra ( indipendentemente che sia a favore o meno dei più deboli)?
Altro interrogativo è: possiamo fare più deficit ( debito) quando siamo già molto indebitati? L’Italia ha un debito del 130 % sul Pil, ben 37 mila Euro a cittadino. Punto 1) non andrà poi a pesare sulle generazioni future? Punto 2) non è che andrete a chiedere soldi di nuovo ai tedeschi/francesi/americani che già ve ne hanno prestati molti e che non vedono l’ora di riaverli indietro?
Altro interrogativo è: l’UE giuridicamente è un ente sovranazionale, è vero che non esiste una vera e propria costituzione e questo non va bene, ma nella costruzione di questo “Soggetto” sono state definite regole e comportamenti. Le regole non sono stupide, senza regole vale l’anarchia e senza regole non possiamo far parte di una comunità. Le regole possono esser cambiate, ma se non si cambiano valgono quelle in essere, così come per le leggi.
La manovra di bilancio presentata non è conforme alle regole, anzi, è poco dire che presenta deviazione molto seria alle regole in corso.
Ultima considerazione è che in prospettiva futura il deficit strutturale, che influenza il debito, anziché delineare una traiettoria al ribasso, tenderà ad aumentare , allungando di molto i tempi stimati per la riduzione del debito.
I mercati finanziari, intesi come massa di individui/aziende/enti/stati detentori ed investitori ( prestatori) di capitali, si trovano quindi di fronte ad una Azienda (Stato) che già ha ingenti debiti in essere, che vuol fare spese con soldi che non ha e li chiede nuovamente a prestito.
La domanda che poniamo è: Se voi li aveste, li prestereste? A quale tasso d’interesse ( inteso come Premio a Rischio)? E se già voi foste già tra i creditori ( già prestatori di denaro)che posizione assumereste: dormireste sonni tranquilli o sareste portati a cercare, nei confronti di questa controparte dimostratasi nel tempo già poco seria e adesso anche poco credibile, di rientrare in possesso dei vostri capitali anche perdendoci un po’ vendendo i titoli ora piuttosto che perdere molto o tutto in futuro se la controparte non fosse poi in condizione di rimborsare i prestiti ricevuti?
Ecco quindi che stiamo assistendo ad una vicenda apparentemente senza senso: un Governo del popolo fa una manovra finanziaria a favore del popolo ( al di là della problematica politica di queste ore tra i 2 leader) e la stessa manovra è fonte, prima di essere attuata, della più rapida ed ingente perdita di valore del patrimonio posseduto da gran parte dei cittadini stessi, possessori di titoli di stato ovvero già prestatori al proprio paese di risparmi privati.
Entro fine mese usciranno le pagelle sul debito nazionale delle principali aziende di rating, ritenute a torto o a ragione fonti da cui derivano scelte di investimento o meno nei paesi.
La Banca Centrale Europea non può comprare titoli di stato di paesi che non abbiano raggiunto un merito di valutazione B. Il debito italiano è attualmente valutato BB- .
Entro pochi giorni scopriremo se:
1) la manovra sarà in qualche modo cambiata;
2) se il governo crollerà;
3) se saprà imporre le proprio ragioni alla Troika e portare quindi aria e regole nuove tra gli
appartenenti all’UE.
Nel frattempo: buon Spread a tutti, chi non ha timori investa, chi ha timori attenda, chi ha già acquistato faccia buona e saggia scelta.

Rag. Fabrizio Baglini
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La ripresa Europea sbatte contro i dazi di Trump e le Borse non salgono

Sarà ma alla fine ha ragione il “Biondo”, i dazi e la riforma fiscale fanno bene solo agli USA !

Se ad inizio anno le aspettative erano che in ogni caso l’economia Europea, dopo gli ingenti interventi posti in essere dalla BCE negli ultimi anni, sarebbe ripartita con “decisione”, la “decisione” non è cosa che ancora appartiene alla primavera/estate 2018. Magari sta “decisione” arriverà…al momento però si ha solo un “lento continuare della ripresa in corso”. LE ASPETTATIVE DI MINOR UTILI AZIENDALI per le imprese Europee, causato dai Dazi imposti dagli Usa su numero crescente di articoli/prodotti nostrani ed asiatici ha raffreddato gli entusiasmi.
Di contro, di la dell’oceano, la nave va!
Disoccupazione al 3,8 %, ripresa del settore immobiliare in corso, fiducia delle Imprese ben sopra la soglia dei 50 punti, dollaro tenuto “leggero” dalla FED e dalle richieste del Presidente e l’economia vola. Down Jones/ Nasdaq/ S&P500 ancora sui massimi!!

Per contro le Borse Europee sembrano aver tirato il fiato e da tempo vanno in laterale in canali che in media hanno un range del 7%. Quella italiana del 12% ma si sa noi, in un modo o nell’altro ci distinguiamo sempre.

Anche i mercati asiatici hanno scontato flessioni attorno ai 7/8 punti %, vendere meno negli stases ha il suo prezzo!!

Da un punto di vista tecnico, dato che ci stiamo avvicinando alle ferie segnaliamo i ns punti d’attenzione:

INDICE RESISTENZA SUPPORTO

Eurostock50 3600 3400

Dax 13200 11800

Mib 30 24500 ( magari tornarci..) 21500

S&P 500 2870 2750

Nasdaq Composite 7825 7510

Nikkey 23000 21800

Hong Kong 31100 28100

Segnaliamo altresì, malgrado le variabili politiche che potranno colpire anche questo nuovo governo MS5 – Lega, sia per motivazioni endogene, che per eventuali decisioni non favorevolmente accolte da ns partner Europei, che a questi prezzi il settore bancario ed assicurativo ci appare a sconto.
Chi volesse approfittarne, consapevole di correre un pò di volatilità, lo faccia. Più avanti ci ringrazierà!

Buon Agosto a tutti.

Fabrizio Baglini
www.baglinifinanza.it
info@baglinifinanza.it

” DAZI O NON DAZI”, QUESTO E’ IL PROBLEMA!!

C’eravamo lasciati a fine anno con un TRUMP esuberante ma ancora poco incisivo ( in negativo!) sui mercati finanziari. Deve aver così pensato a come dare una smossa al dolce salire dei listini riuscendo finalmente nell’intento!!
Premesso che, rispetto al suo dogma “America first”, il presidente USA ha buone ragioni nell’aver elevato i dazi su alluminio e acciaio cinese, è chiaro che questa mossa, cui ha proprio ieri risposto il governo Cinese, ha prodotto e probabilmente produrrà ulteriori mutamenti nel quadro negli scambi commerciali internazionali. E l’incertezza è padrona delle vendite sui listini e del conseguente aumento dell’indice di volatilità che dopo aver raggiunto nel febbraio scorso livello 35 si attesta ancora sopra i venti punti.

Un ritorno al di sotto di questo livello porterebbe l’indice verso verso i 10 e l’altra parte della medaglia sarebbe la ripresa delle quotazioni dei listini che da inizio anno, dopo il rally in gennaio perdono adesso tra i 3 e il 7%.
Sia ben chiaro, “l’inverno” di cui parlavamo nella scorsa pubblicazione non è questo, noi abbiamo ridotto l’esposizione azionaria in attesa di discese ben più significative, pertanto ad oggi ce ne stiamo fermi ad aspettare.
A dire il vero, la discesa dei listini potrebbe accelerare anche molto presto, anche nel giro di questa settimana…. A livello tecnico la rottura al ribasso del livello 2.580,00 punti dell’SP500 causerebbe probabilmente una notevole accelerazione degli eventi.

Al momento quello che per ora sorprende è come a fronte di perdite di oltre 5 punti % degli indici USA, i listini Europei stiano reagendo con relativa scarsa emotività; siamo tuttavia convinti che il permanere della negatività su New York porti presto tuoni e fulmini anche da questo lato dell’Oceano.

La partita tra tori ed orsi che si sta combattendo in questi giorni sui “supporti” dei mercati vedrà un vincitore che al momento resta ancora sconosciuto; diversi player di mercato, tra cui le più importanti SGR/SICAV operanti sul mercato internazionale hanno ancora vieuw positive sula crescita economica affiancata da un’inflazione si in ripresa ma in misura tale da non preoccupare oltremodo gli investitori.

IL quadro domestico è in stand by, l’esito delle elezioni era più o meno scontato e i 22.000 punti dell’indice FTSEMIB rappresentano per ora una base significativa su cui rimbalzare……nei prossimi giorni capiremo però verso quale tipo di governo andremo ( se ci andremo ) e quello sarà il momento in cui prendere, in un verso o nell’altro, posizione.

Al momento noi restiamo a guardare: se l’SP500 rompe il supporto suindicato, azzeriamo le posizioni azionarie o inseriamo Etf short a copertura, se constateremo una tenuta del supporto con un Vix orientato al ribasso torneremo invece ad incrementare fino al 50% l’asset azionario, privilegiando paesi emergenti ed Europa.

Rag.
Fabrizio Baglini
www.baglinifinanza.it

MIFID II DAL 3 GENNAIO E MERCATI ANCORA IN TREND MALGRADO TRUMP & CO.

Iniziamo questo ultimo articolo 2017 con un accenno a quanto sta per caratterizzare il nuovo “corso” del rapporto banca-risparmiatore/investitore, la cd. MIFID nata dal recepimento nel nostro ordinamento con il D.L 3/8/17, n.129 a seguito dell’entrata in vigore prima del Regolamento UE 600/2014 e poi della Direttiva UE 65/2014 relativi ai mercati degli strumenti finanziari. Il tutto a seguito della MIFID I introdotta nel 2004.
MIFID II ha il compito di tutelare il risparmio, le banche hanno dovuto provvedere ad adeguare le disposizioni contrattuali disciplinanti la prestazione verso i clienti dei servizi d’investimento in specifco quelli di negoziazione, collocamento, ricezione e trasmissione d’ordini. Il servizio di Consulenza diventerà effettivo e centrale soprattutto per quegli istituti che si avvalgono di Consulenti Finanziari abilitati all’offerta fuori sede.
Lo sforzo tecnologico, inteso come investimento economico per l’adeguamento a tale direttiva, che hanno dovuto sopportare per rendere l’operatività verso i clienti dal prossimo 3 gennaio è stato ingente; l’introduzione di tale Direttiva costringerà gli istituti di credito fra l’altro a:
– fornire maggiori informazioni su costi ed oneri nonché incentivi connessi all’effettiva prestazione di servizi di investimento:
– definire regole più stringenti per quanto concerne la realizzazione, selezione e distribuzione di prodotti finanziari;
-fornire rendicontazioni degli strumenti detenuti in portafoglio con frequenza più elevata rispetto all’attuale prevista;
– registrare conversazioni /comunicazioni che daranno luogo o potranno dar luogo ad operazioni in strumenti finanziari;
– segnalare in taluni casi previsti dalla normativa, all’Autorità di Vigilanza le operazioni da lei disposte insieme ai Suoi dati identificativi.

Tutto ciò dovrebbe portare a il non verificarsi più eventi come quelli che hanno coinvolto ignari risparmiatori affidatisi “al buio” a suggerimenti dei propri riferimenti bancari. Sarà un lavoro faticoso per entrambe le parti. sia per chi dovrà fare Consulenza che per chi, seduto dall’altro lato della scrivania, dovrà impegnarsi a capirne un po’ di più di questo meraviglioso quanto a volte sconcertante mondo della Finanza. Buon lavoro ed auguri a tutti!

Veniamo adesso ai mercati, uno sguardo rapido a ciò che è successo nel mondo, ovvero a che punto siamo oggi rispetto ai relativi mercati di riferimento.
Prima di ciò teniamo a evidenziare che anche per quest’anno la nostra view prospettica sui movimenti dei mercati è stata corretta!!
Siamo altresì consapevoli che dopo 5 anni di previsioni corrette prima o poi sbaglieremo. Per ora brindiamo e ce la godiamo!!!

I mercati USA sono sui massimi da mesi, sono saliti su aspettative di continuazione della ripresa economica in atto da circa 4 anni e da aspettative di voto favorevole alle pacchetto di misure fiscali proposto da TRUMP a favore della classe benestante/ricca. Ciò libererebbe ingenti masse di capitali dall’erario per essere probabilmente investite in attività produttive o direttamente nei mercati di capitali.

I mercati Asiatici, HONG KONG in primis e TOKYO a ruota hanno anche loro continuato la corsa verso i massimi storici

In Europa la situazione non è diversa, ovvero lo è se guardiamo al mercato Italiano che continua il suo trascinarsi lento al cospetto di Germania, Londra, Francia anche loro su valori di massima.
Ahimè il nostro bel paese delle “Meraviglie” come dice un famoso comico nostrano, meraviglia sempre ma in negativo. E le prossime elezioni a primavera, al momento, non lasciano ben sperare….!

I mass media non hanno ancora cominciato a parlare delle Borse al Top ( come invece lo hanno fatto per i Bitcoin – moneta digitale sconosciuta ai più e per la quale non è ancora chiaro se rappresenti a breve una minaccia o una novità positiva – ), questo ci aiuta ad ipotizzare che l’apprezzamento dei listini potrà continuare ancora per un po’. Occhio però, il ciclo rialzista è in corso dal 2009 e senza se e senza ma prima o poi volgerà al termine. Noi riduciamo l’asset azionario globale al 35%. L’obbligazionario remunera ben poco ma abbiamo messo fieno in cascina, se nel 2018 la ruota girasse e arrivasse anche un lungo inverno, abbiam di che sfamarci!!

Buon nuovo anno a tutti i ns lettori e anche a chi non ci ha ancora accordato fiducia, magari lo farà a breve.

Rag.
Fabrizio Baglini
www.baglinifinanza.it
info@baglinifinanza.it

LE MINACCE COREANE NON DISTRURBANO (PER ORA) I MERCATI

Rientriamo dalle ferie carichi di buone aspettative per i prossimi 4 mesi che ci dividono dalla fine dell’anno in corso.
Ci eravamo salutati a maggio con il vento dei mercati a favore, ci ritroviamo adesso con gli indici borsistici sostanzialmente nella stessa situazione salvo alcune paesi emergenti che hanno visto tornare i propri listini sui massimi relativi o assoluti.
Tra questi Hong Kong ed il Brasile, paese quest’ultimo che sta tornando a correre dopo la disgraziata esperienza governativa degli ultimi 2 presidenti.

I listini Usa si mantengono sui massimi storici a fronte di confortanti dati maroeconomici,la borsa Giapponese sta continuando la sua fase laterale, la borsa Cinese sta continuando il recupero a fronte di un’economia caratterizzata da una crescita stabilizzata attorno al 6,5 %.

L’Europa, in questa fase, è sostanzialmente in “panne”, pronta o ad una rapida ripartenza o ona drastica discesa qualora la spinta positiva proveniente sia dagli USa che dai paesi emergenti dovesse fermarsi. Aghi della bilancia sono:
– forza o meno del Dollaro, che se continua il suo indebolimento favorisce gli emergenti indebitati in dollari ma blocca la ripresa in esportazioni dall’Europa;
– ulteriore perdita di leadership di Trump;
– il matto Coreano che si diverte a lanciare missili con evidente atteggiamento bellicoso.

Ahimè del futur non v’e certezza ma poiché noi dobbiamo non solo navigare in un mare nebuloso bensì decidere prima la rotta da condurre, anche stavolta proviamo a farlo……
Avevamo ridotto l’esposizione azionaria al 40/45 % a maggio dicendo di scendere al 30 a fronte di nuovi massimi. Questi non ci sono stati, noi non abbiamo ancora “paura” e rimaniamo fermi lì.
Proviamo però a cercare di creare valore alleggerendo ulteriormente la quota di asset presente sugli indici USA e convinti di vedere tornare il rapporto di cambio Eur/USD a 1,10 contro gli attuali 1,20 aumentiamo la quota Europa ( Germania ed Italia su tutti) ricomprando quindi ad un meno 5% circa dai massimi relativi raggiunti mesi scorsi.
In merito al listino domestico confidiamo di vederlo crescere nei prossimi mesi anche per motivi intreni: i PIR ( Piani Individuali di Risparmio) stanno per essere proposti “in massa” ai risparmiatori dalle banche, grazie all’opportunità da questi offerta di essere esenti da imposte sul capital gain se mantenuti per oltre 5 anni. Anche Poste Italiane non si farà sfuggire l’occasione di proporre alla propria clientela, abituata ad investire a ” lungo” , e qualche miliardata di Euro dovrebbe finire in pochi mesi su questi strumenti e di conseguenza sul mercato MID CAP/ALLSHARE/AIM ma anche sul MIB.

Per la componente obbligazionaria non c’è trippa…..meglio a ns avviso acquistare obbligazioni indicizzate all’inflazione Europa ( prima o poi Draghi ce la farà a portarla al 2%!), e emergenti espresse in Dollari. Quando poi il Dollaro dovesse tornare verso 1,10 /1,08 su Euro le vendiamo.

Ci diamo appuntamento, salvo imprevisti mimprevedibili, a fine anno… solo allora sapremo se anche stavolta abbiamo visto bene!!!

Rag. FABRIZIO BAGLINI
WWW.BAGLINIFINANZA.IT
info@baglinifinanza.it

FRANCIA AL VOTO CON GLI INDICI SUI MASSIMI. E SE VINCESSE LA LE PEN ?

Sono passati alcuni mesi dalla nostra ultima pubblicazione del fine anno scorso, cosa insolita per il nostro team ma niente avevamo da segnalare e niente abbiamo segnalato.

E’ per noi giunto il momento di farlo, dare ai nostri lettori un quadro aggiornato di quanto successo in questi mesi e comunicare la nostra view di mercato per il prossimo futuro.

Ci eravamo salutati a fine 2016 suggerendo un asset di portafoglio orientato al mercato azionario ( 65 contro 35 %) e analizzando adesso l’andamento degli indici non possiamo che essere felici dell’indicazione a suo tempo fornita.

Di seguito gli ultimi 6 mesi del DJones

djones 5 maggio

 

 

 

 

Eurostock50

eurostok 5 maggio

 

 

 

 

Dax

dax 5 maggio

 

 

 

 

Ftsemib

mib 5 maggio

 

 

 

 

 

Nikkey

nikkei 5 maggio

 

 

 

 

ed infine uno sguardo globale dell’andamento dell’ultimo anno del MSCI World indice globale espressione dell’andamento medio delle quotazioni delle oltre 1600 aziende che ne fanno parte.

msci world

 

 

 

 

 

 

I mercati azionari hanno quindi avuto, nei primi 4 mesi dell’anno,  una crescita media di circa il 12 % scontando le attese per una ripresa economica globale più robusta favorita dalla sempre accomodante politica monetaria delle principali banche centrali. Se la Fed ha fatto piccolo rialzo ciò era già dato di mercato e soprattutto in linea con i migliorati dati economici degli States.

Questo w.e. dalle elezioni Francesi potrebbe arrivare o la conferma della continuità nel processo d’integrazione europea o una improbabile ( stando ai sondaggi) deriva antieuropeista, sicuramente non gradita ai mercati finanziari. La sensazione comunque è quella che in questo caso eventuali forti correzioni dei listini potrebbero essere buona occasione d’acquisto in quanto riteniamo che malgrado i listini USA stiano arrivando a “fine corsa”, un po’ di spazio di crescita ci sia ancora (5-7%).

Consigliamo comunque, in ogni caso, di cominciare a pensare di ridurre l’esposizione complessiva sui mercati azionari al 40-45%  per poi passare al 30% in caso di raggiungimento di ulteriori massimi in linea con i target sopra indicati.

Più il mercato sale più si avvicina il momento dell’inversione del trend ed è bene, in quel caso, farsi trovare “leggeri leggeri”!!.

Buone cose a tutti, alla prossima!

Rag. Fabrizio Baglini    www.baglinifinanza.it        info@baglinifinanza.it

 

 

 

BORSE E MERCATI NEL 2016 E PROSPETTIVE PER L’ANNO A VENIRE.

Si conclude con oggi  l’anno borsistico 2016 caratterizzato  per tutti i mercati da un’inizio pesantissimo, un proseguo d’anno in sordina, un mese di dicembre in buon recupero, cosa che ha portato l’indice ESTX50  ( principali 50 aziende Europee) a chiudere con un modesto rialzo di 2,90 punti percentuali rispetto ad inizio anno.

estx50-eur-30-12-16

La borsa italiana da par suo dopo essersi smarrita fino ad un meno 25% circa ha recuperato e chiude con un bel – 10,30%.

ftse-mib-30-12-16

Gli States hanno dimostrato ancora una volta di esser il mercato più solido e meno volatile, l’SP500 chiude con un bel +10% per la gioia di chi ha puntato anche nel 2016 sul mercato USA.

sp500-30-12-16

La borsa Giapponese ha chiuso l’anno in assoluto pareggio

nikkey-30-12-16

la Cinese in calo del 12 circa.

cina-30-12-16

Pensando al prossimo futuro noi pensiamo che il quadro economico e politico attuale continui a favorire gli asset azionari rispetto alle obbligazioni. Se TRUMP confermerà la politica fiscale che ha promesso intraprendere probabilmente i mercati USA  proseguiranno il loro slancio verso nuovi massimi, il dollaro forte favorirà le esportazioni UE mentre i mercati emergenti risentiranno della loro forte esposizione dei loro debiti cumulati in dollari; alleggeriamo quindi le posizioni su queste aree mentre continuiamo a mantenere ed anzi incrementare leggermente le posizioni sul mercato Russo dal momento che il rapporto apparentemente idilliaco tra Trump e Putin dovrebbe continuare a favorire la ripresa di questo mercato che già in corso d’anno ha saputo risalire la china dopo un 2015 molto difficile.

In sostanza indichiamo il nostro asset ideale in 65% azioni  e 35% obbligazioni di ( tra queste una metà circa agganciate all’inflazione area Euro, che pare pian piano in ripresa, ed il resto suddiviso tra paesi est Europa e titoli high yield globali), per i governativi non c’è …trippa!

Auguriamo a tutti un sereno nuovo anno.

Il Team di BAGLINI FINANZA.