MERCATI AZIONARI IN UN CONTESTO DI TASSI NEGATIVI

Se anche solo 10 anni fa , diciamo pure post crisi “mutui subprime” qualcuno avesse affermato che i tassi d’interesse nei paesi sviluppati sarebbero divenuti negativi sarebbe sicuramente stato preso per matto.
In effetti arrivare ad ipotizzare che prestare denaro a controparti quali le “Investment Grade” seppur prive di rischio insolvenza non solo non avrebbe prodotto interessi ma anche perdite in conto capitale, sarebbe stato solo per folli. Oppure geni.
L’era dei tassi Negativi è in realtà… realtà e i titoli governativi area Euro stanno “regalando” assai misere soddisfazioni agli investitori “prudenti” e quindi poco propensi alla volatilità dei mercati.
Se diamo uno sguardo al mercato dei Bond troviamo rendimenti che per scadenze quali:
– i 2 anni vanno dal – 0,65% della Germania (tripla A) al 1,10 ( B+) della Grecia. Italia (BBB) -0,005%;
– i 5 anni dal -0,60% della Germania allo 0,48 della Grecia. Italia 0,38%;
– i 10 anni dal -0,33% della Germania al 1,24% della Grecia. Italia 1,10%( con in carica il nuovo governo M5S /PD lo spread è tornato sui 140 b.p).
“E come si fa ad investire in obbligazioni con questi NON rendimenti?” chiedeva giusto un nostro affezionato lettore ad inizio settimana.
E’ davvero cambiato il mondo in questi ultimi anni, finita l’epoca di far soldi facili e senza rischi, prerogativa delle generazioni passate con un po’ di risparmio da parte.
E se i tassi negativi di oggi fossero invece assai o comunque più alti di quelli dei prossimi anni?.
Beh, a vedere le previsioni a 3- 4 anni sul Euribor 3-6 mesi sembrerebbe davvero così. Tant’è che parlando invece di mutui, quindi ragionando sul costo del debito, il dogma in voga negli ultimi 2-3 anni “finanziatevi a tasso fisso”, i tassi non sono mai stati così bassi, viene messo adesso in forte discussione.
Torniamo tuttavia al tema a noi più caro quale quello di “ottenere rendimento tutelando contemporaneamente il risparmio”. Del resto MIFID II è stata pensata proprio per questo on no?
Ed allora eccoci alle prese con questione complicata, non tanto per noi quanto per quei risparmiatori, ancora la maggioranza, che vogliono rendimenti interessanti in assenza di volatilità. Signori, il tempo che fu fu e non esiste più.
Cari signori e signore, finito il tempo di chiedere al vostro consulente o alla vostra banca “quanto mi rende?” oppure “quanto mi dai se…….?”, frasi classiche del passato. I “rendimenti certi” son finiti, restano solo quelli “attesi” e, in più, a fronte della relativa volatilità attesa. Certo, questi son concetti lontani dalla cultura media dei risparmiatori italiani ma il mondo è oggi è questo e tocca a voi accrescere le conoscenze, chiedete e vi sarà risposto.
Torniamo a noi, lo scenario è pressoché questo: rendimento atteso obbligazioni governative area Euro, 0 o negative, 1,5% a 10 anni negli Usa, un 4-5 % nei paesi emergenti ma anche qui con rischio cambio valuta ( potete coprire il cambio ma il costo è sui 3 punti percentuali). Rendimento atteso Azioni indice MSCI World ad 1/5/10 anni = ? (ovvero su base statistica individuabile, ma non certo).
Che fare allora? Noi la vediamo così: restare esposti sui mercati azionari, USA in primis, almeno fino a primavera. Scriviamo quanto sopra perché proprio in chiusura del mese di ottobre, a dispetto delle varie voci circa una possibile recessione a breve ( i dati su manifattura/prezzi materie prime/inflazione attesa/fiducia imprese, tutti in negativo rispetto alle attese ), abbiamo assistito alla rottura al rialzo di forti resistenze sui vari indici di borsa, in specifico del S&P500 (posta a 3030) e Nasdaq ( a 8320), seguiti contestualmente dal EUROSTOXX50 ( a 3570) e persino dal FTSMIB che proprio giovedì 31 a chiuso a 22934 rompendo finalmente i 22750 punti contro cui si scontrava ormai da tempo.
Se al termine della prima settimana di novembre i valori di tali indici saranno ancora superiori ai livelli indicati (che da resistenze diventano adesso supporti), il mercato azionario continuerà a regalare soddisfazioni.
Del resto noi continuiamo a pensare che la recessione arrivi dopo l’espansione, ovvero quando si è già assistito ad un forte rialzo dei prezzi delle materie prime, del tasso d’inflazione, di dati relativi ad alta occupazione, ad alto debito privato. Di queste cose al momento non vi è traccia.
Certo, possiamo dire che il sistema finanziario è ormai viziato dall’intervento delle banche centrali causa la loro costante introduzione di liquidità nel sistema e che proprio da questa anomalia potrebbe arrivare prima o poi una una forte crisi ma al momento noi siamo più propensi a pensare che anche una semplice ritrovata distensione nei rapporti USA -CINA sia più favorevole al proseguimento dell’attuale trend al rialzo dei mercati.
Noi continuiamo ad essere esposti al 60 % sui mercati con peso prevalente per gli USA in generale e nel settore small cap e tecnologia in particolare.
Incrementiamo anche la posizione sull’area Euro privilegiando comparti di risparmio gestito ESG in quanto crediamo che aziende che operano nel rispetto dei requisiti previsti per poter accedere a tale categoria d’appartenenza vedranno crescere il loro valore di mercato assai più di altre non facenti parte di detta categoria.
Rafforziamo per un 5% anche il peso sulle azioni Cinesi.
Con questo asset pensiamo di arrivare alla fine dell’anno in corso, ovviamente pronti a rivedere le posizioni nel caso in cui il mercato girasse venissero rotti i supporti.

Per ogni info/chiarimento restiamo come sempre a disposizione.

Rag. Fabrizio Baglini
www.baglinifinanza.it
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